Video Marketing
3 min
05 Jun 2019
Angela D'Aprile

Qual è la differenza (se c’è) tra Influencer Marketing e Branded Content

I tempi cambiano e anche la percezione da parte degli utenti verso gli influencer e i prodotti che promuovono
L’Influencer Marketing è diventato un vero e proprio fenomeno a partire dal 2016: numerosi brand hanno collaborato con influencer, di YouTube prima, e di Twitter e Instagram poi, per promuovere i loro prodotti, ottenendo nella maggior parte dei casi ottimi risultati in termini di awareness, ma anche di conversioni.
 
I tempi però stanno cambiando e anche la percezione da parte degli ‘utenti dei social media’ verso gli influencer e i prodotti che promuovono.
 
Le persone cercano maggiore autenticità e sincerità da parte delle webstar, dunque rispondono a questo tipo di campagne solo quando effettivamente l’influencer sposa in modo naturale i valori del brand e la qualità del prodotto. È qui, in questo territorio di confine, che la differenza tra Influencer Marketing e Branded Content diventa più sottile, imponendo alle aziende scelte precise per il proprio modo di comunicare oggi.
 
Prima di capire qual è la vera differenza (se c’è) tra Influencer Marketing e Branded Content, passiamo in rassegna alcuni dati interessanti.
 
Influencer Marketing e Branded Content


I millennial si fidano meno degli influencer

In realtà questo dato non è una novità, Dealspotr ha intervistato 500 donne millennial verso la fine del 2017 e ha scoperto che solo il 52% di loro si fida degli influencer (meno che in passato). 
 
I consumatori infatti oggi conoscono meglio queste tattiche e ogni campagna deve essere segnalata esplicitamente con tag e hashtag dedicati (#ad, #sponsored etc.), dunque è più semplice riconoscere le operazioni commerciali presenti dietro un lancio social.


I brand investono sui nano-influencer

Nel 2019 sempre più aziende investono risorse nei "nano-influencer". Si tratta di influencer con un numero relativamente basso di follower, solitamente nell’ordine delle migliaia, ma capaci di avere una reale influenza sulle loro community. Inoltre, permettono ai brand di spalmare i loro budget su più canali, anziché investire su uno o due grandi nomi, valutando i risultati nel corso del tempo in modo più capillare.
 
I nano-influencer insomma sono più convenienti, non solo perché costano meno, ma anche perché i budget possono essere riallocati diversamente in modo più rapido, qualora qualcosa non dovesse funzionare.
 
In secondo luogo, nano e micro influencer godono di maggiore fiducia da parte del loro pubblico, con il quale sono più connessi.
 
I micro-influencer sono spesso percepiti come più credibili (94% contro 83%) e più esperti (94% contro 84%) sul prodotto o sul servizio che promuovono, secondo Expertvoice.
 

Instagram è ancora la chiave per qualsiasi campagna di influencer marketing

Instagram domina da sempre il mondo dell’Influencer Marketing e non mostra segni di cedimento o rallentamento.
 
Grazie alla varietà dei contenuti, come post, stories, IGTV, Instagram Live e presto grazie alla funzione Shopping, il social è in grado di garantire maggiore engagement ma anche maggiori conversioni.
 
Un’ultima nota, è che è stata molto apprezzata, non solo da parte degli utenti ma anche da parte dei brand, la lotta ai fake account, che diviene per le aziende garanzia di migliori investimenti sulla piattaforma, anche nel caso dell’Influencer Marketing.
 
Un esempio su tutti, Unilever ha annunciato che non avrà collaborazioni con chiunque abbia acquistato follower falsi in passato.
 

La differenza tra Influencer Marketing e Branded Content

La maggior parte dei marchi in genere pensa a Influencer Marketing e Branded Content come due discipline separate. Anche se vanno insieme in un piano media, sono gestite da team diversi, sono acquistate separatamente e persino valutate in base metriche differenti.
 
La realtà è che queste due strategie sono molto più simili di quanto la maggior parte dei marketer pensino, e sempre più spesso si fondono in modo significativo.
 
Pagare un influencer di YouTube per creare un branded video non è molto diverso dal pagare un editore per creare un contenuto di marca. Entrambi prevedono la collaborazione con una terza parte per comunicare il proprio brand, utilizzando talenti e strumenti creativi e sfruttando una distribuzione su larga scala.
 
I brand e gli editori più lungimiranti lo hanno capito: ecco perché i marchi stanno iniziando a portare i loro Influencer direttamente agli editori per la co-produzione di contenuti. E gli editori ora forniscono valore aggiunto alla campagna fornendo i propri elenchi di influencer.
 
Questo approccio ibrido consente ai marchi di allocare più efficacemente i propri budget, creare campagne scalabili multi-piattaforma, gestire e misurare tali campagne ed esplorare nuove forme di narrazione immersiva, in ultima analisi a beneficio di entrambe le parti e del loro pubblico.
 
In pratica, quindi, tra Influencer Marketing e Branded Content, cambiano i canali distributivi, principalmente e l’effort richiesto da parte del brand, che nel primo caso è lasciato maggiormente all’influencer: mettendo insieme entrambe le tattiche il risultato finale è un maggiore impatto, sia dal punto di vista del business che da quello della fruizione da parte dell’audience.
 
Angela D'Aprile
Classe 1979, la comunicazione prima che una professione è la mia naturale propensione. Costruire relazioni, creare strategie, unire insieme azioni online/social e offline per il raggiungimento di un obiettivo misurabile è il mio lavoro quotidiano. Dopo numerose esperienze professionali, dal 2014 sono la Communication Manager di Traipler.com.
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